Ritiro sociale

Feb 23, 2021 | Blog

Andare a scuola e sedersi al banco, soverchiato dallo sguardo dei compagni; uscire da scuola, sorvegliato dai compagni che percorrono lo stesso tratto di strada; uscire con gli amici e chiaccherare seduti su un muretto, con il terrore paralizzante di dire la cosa sbagliata; andare a giocare una partita a pallone, con le gambe che tremano per la paura di fallire anche il passaggio più semplice; dichiararsi con la ragazza da tempo segretamente amata, del tutto certi di essere messi in ridicolo; o ancora, frequentare l’università, con la consapevolezza di non essere in grado di affrontare alcun esame e alcun confronto con i pari; inviare un curriculum, avendo la certezza che mai nessuno potrebbe prendere in considerazione  un tale perdente; uscire con gli amici, che nel proprio immaginario appaiono così distanti da sé e così potenzialmente capaci; avvicinarsi ad una ragazza, prefigurandosi un rifiuto sprezzante. Tutto ciò, nella mente del ragazzo socialmente ritirato, adolescente o giovane adulto, determina un’angoscia inesprimibile, dolorosa e paralizzante, che può trovare la sua espressione solo nell’assenza di parola e di azione. Non si intravede via d’uscita, né una possibile mediazione tra il proprio vissuto e la realtà che sia in grado di mantenere un contatto – seppur effimero – tra Sé e il mondo. Il blocco evolutivo è talmente pervasivo e paralizzante da non permettere alcun movimento, da rendere impensabile alcun cambiamento: l’immagine di Sé è terrificante, granitica e indiscutibile, cosicché sembra davvero difficile riaccendere il lume della speranza. Non c’è futuro, né un pensiero fertile, solo un disperato ancoraggio al presente, a testimonianza della propria sofferenza, e al passato, in ricordo della propria illusoria felicità. 

Di cosa si tratta

Il ritiro sociale è un fenomeno che comporta la drastica decisione di isolare il proprio corpo rispetto al mondo esterno e chiudersi all’interno della propria abitazione prima, della propria cameretta poi. 

Il ritiro ha inizio solitamente a partire dall’ambiente scolastico, con assenze che si verificano con sempre maggiore frequenza fino a concretizzarsi in un vero e proprio abbandono scolastico; successivamente il disinvestimento dall’ambiente sociale si estende progressivamente a tutte le occasioni di incontro con i pari e con gli adulti, fino a determinare una definitiva autoreclusione all’interno del proprio ambiente domestico.

Il fenomeno, originariamente definito hikikomori,  nasce in Giappone intorno alla fine degli anni Ottanta; ad oggi l’ampia diffusione del ritiro sociale nel nostro paese lo configura come un fenomeno estremamente preoccupante (si contano indicativamente 100-120mila ragazzi ritirati tra i 12 e i 26 anni) ed emblema della sofferenza del nostro tempo. 

La cultura narcisistica, con la sua spinta PRESSANTE verso la realizzazione individuale, la bellezza e il successo, è infatti un elemento chiave per comprendere le origini di questo fenomeno: immersi in questi ideali, i ragazzi si ritrovano così a doversi confrontare con aspettative elevatissime; aspettative sociali e familiari che i ragazzi hanno interiorizzato e fatto proprie e che, inevitabilmente, li espongono al rischio di deludere se stessi e gli altri. La delusione è scottante e può portare ad un profondo senso di inadeguatezza e vergogna per non essere stati all’altezza di ciò che ci si aspettava.  

Incapaci di sostenere lo sguardo dell’altro, poiché questo rimanderebbe loro l’immagine di individui brutti, impacciati, impopolari, questi ragazzi decidono di lasciarsi il mondo alle spalle e di rifugiarsi tra le mura sicure della loro casa, dove gli è permesso provare vergogna senza sentirsi oppressi dal giudizio dei pari e della società. 

Esordio: adolescenza vs prima età adulta

Sebbene, come abbiamo visto, la vergogna derivante dall’impossibilità di sostenere aspettative ideali molto elevate sia il fattore chiave per comprendere il fenomeno del narcisismo, essa si declina diversamente a seconda del momento del ciclo di vita.

Il ritiro che fa il suo esordio nell’adolescenza, spesso nel significativo passaggio dalle medie alle superiori, la vergogna è strettamente legata al proprio corpo, un corpo che ha subito profonde trasformazioni e sul quale l’adolescente ancora non può rivendicare il proprio possesso. 

In questa fase del ciclo di vita, il corpo è infatti un potente strumento non solo di socializzazione, ma anche di costruzione della propria identità: esso rappresenta un mezzo di espressione simbolica del proprio modo di essere, dei propri valori, degli interessi, delle proprie appartenenze e dei propri conflitti. È attraverso il corpo che gli adolescenti debuttano nel gruppo dei coetanei, ricercano il proprio valore e il proprio successo sociale. 

Vista la centralità del corpo e il bisogno di uno sguardo di approvazione da parte dei coetanei, può accadere che un commento da parte di un compagno, una frase detta superficialmente o uno sguardo fugace vengano vissuti come avvenimenti estremamente mortificanti, testimonianza della propria impresentabilità. Tali situazioni costituiscono un fattore precipitante presente nella quasi totalità delle storie dei ragazzi che hanno deciso di autorecludersi rispetto al mondo esterno. 

Il ritiro sociale può allora essere interpretato come un tentativo di nascondere il proprio corpo, affinché non possa più essere fonte di umiliazioni e vergogna. 

Quando invece il ritiro fa la sua comparsa nella prima età adulta, solitamente in concomitanza dell’ingresso all’università o nel mondo del lavoro, la vergogna narcisistica è piuttosto legata alla propria di sé su un piano sociale. 

Se per l’adolescente il crollo degli ideali avviene nel confronto con lo sguardo dell’altro in relazione al proprio corpo, per il giovane adulto, chiamato a dare prova della grandiosità del suo progetto evolutivo (che dovrebbe concretizzarsi negli studi universitari o nel lavoro), è nell’incontro con la realtà che avviene il crollo degli ideali; una realtà che rende chiaro al soggetto il divario tra il proprio progetto ideale e le reali possibilità di riuscita. 

Ritirasi dalla scena sociale, abbandonare completamente qualsiasi forma di progettualità e di investimento nella realtà rappresentano allora il tentativo di nascondersi dallo sguardo critico degli altri e proteggersi da ulteriori fallimenti.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui Social!

3 Commenti

  1. I must thank you for the efforts you have put in writing this site. I really hope to view the same high-grade content from you in the future as well. In fact, your creative writing abilities has inspired me to get my own website now 😉

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *